Letture

I lettori ci scrivono

Vino e Poesia

Come è buono il Vermentino
che facciamo in quel di Montia
dicon tutti che è un gran vino
ce lo invidiano anche a Fontia.
E chi non crede, sia interdetto
vada via dal mio cospetto
ed eternamente condannato
a bere vino molto annacquato.
Ma per quanti sforzi poi si faccia
non trovi alcuno cui non piaccia.
Prendi Franchino
ne ha già bevuto almeno un tino,
guarda Dero
a lui berlo non par vero,
ed Enrico, per farla breve
non vi dico quanto ne beve,
per non parlar di Piero
ne berrebbe un tino intero,
poi c'è Giuliano
per fortuna stà lontano,
anche Guido non è da meno
il suo bicchiere non è mai pieno.
Ma con tristezza ve lo dico:
il Vermentino è già finito

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L'oidio

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L’oidio, detto anche “mal bianco” o “mal dello zolfo”, è comparso per la prima volta in Italia nella seconda metà dell’Ottocento e in breve tempo si è diffuso in tutta la penisola, compromettendo per diversi anni la produzione di vino. Il nome “mal dello zolfo” deriva dal fatto che viene combattuto ancora oggi con formulazioni di questo elemento, conosciuto già nell’antica Grecia per le sue proprietà fungicide.
Gli oidi sono caratterizzati dall’ampia varietà di ospiti, in molti comprensori si utilizzano piante-spia per rilevarne la presenza, come ad esempio la rosa. Il patogeno responsabile dell’oidio della vite è l’ascomicete Erisiphe necator (o Uncinula necator), un fungo che cresce sulla superficie di tutti gli organi non lignificati della vite e si riproduce tramite spore assessuate o conidi e spore sessuate o ascospore, contenute in cleistoteci che diventano sempre più scuri quando si avvicinano alla maturità. Erysiphe necator sverna come cleistoteci o come micelio all'interno delle gemme. In primavera, i cleistoteci liberano le ascospore che infettano i tessuti delle piante circostanti, e i germogli che nascono dalle gemme infette sono completamente ricoperti da una polvere bianca, il più chiaro sintomo di infezione da oidio: per questo sono definiti "bandiere".
L’infezione primaria ascosporica è strettamente legata all’andamento climatico: la massima germinabilità delle spore si ha con temperature sui 20-25 °C e umidità relativa del 100%, anche senza presenza di acqua sulla pianta, mentre sotto i 5 °C o sopra i 30 °C è inibita.
Il patogeno è policiclico ovvero tramite i conidi è in grado di effettuare più cicli di infezione nell’arco della stagione. Le infezioni conidiche si susseguono molto rapidamente, con ottimi a 25-28 °C e umidità dell’85%, ma sono inibite in presenza di piogge frequenti ed elevata radiazione ultravioletta. La suscettibilità del grappolo diminuisce a partire da due settimane dopo la formazione dei piccoli acini (allegagione) fino ad arrivare all’immunità. 
Come già detto, i sintomi principali sono le bandiere e la muffosità biancastra sulle parti verdi della pianta, inoltre si osservano bollosità e increspature della pagina fogliare a causa del diverso sviluppo di parti sane e malate.L’oidio, come già detto, è molto sensibile ai raggi ultravioletti, quindi tende a svilupparsi nelle zone riparate dal sole.
Gli acini colonizzati assumono un aspetto bianco e polverulento che diventa meno evidente all’invaiatura (viraggio di colore), se l’infezione è precoce può seccare l’intero grappolo. Sempre a causa della diversa velocità di crescita dei tessuti sani e malati, gli acini si possono fessurare favorendo l’ingresso dei patogeni agenti di marciumi acidi e litici, con la conseguente marcescenza del grappolo intero.
I tralci verdi attaccati dall’oidio inizialmente manifestano i sintomi tipici, poi assumono una colorazione rossastra con reticolature nerastre. In questi ultimi la lignificazione viene ritardata e risultano più suscettibili alle basse temperature invernali che possono provocarne la morte.
Gli interventi indiretti contro l’oidio comprendono pratiche agronomiche quali la scelta del sistema di allevamento, le lavorazioni, l’eliminazione dei tralci sintomatici con la potatura invernale, l’uso razionale della concimazione azotata.
La difesa antioidica è spesso subordinata alla difesa antiperonosporica, e si realizza miscelando prodotti efficaci contro entrambi i patogeni.
Nei vigneti in cui si rileva un’elevata presenza di bandiere i trattamenti vanno iniziati precocemente, già alla seconda-terza foglia e proseguiti fino all’invaiatura. Il numero di trattamenti per stagione non deve essere superiore a tre, preferendo le fasi di pre-fioritura e chiusura grappolo, utilizzando prodotti sistemici come IBS e strobilurine (efficaci anche contro le peronospore).
Lo zolfo, il principale prodotto di copertura efficace contro gli oidi, è disponibile sia in forma bagnabile che polverulenta, anche se ad elevate temperature può risultare fitotossico. In sostanza, la lotta contro l’oidio deve basarsi essenzialmente sulla sinergia dei prodotti sistemici e di copertura, per essere efficace.


 Fonte: www.cercavini.com



 
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