Letture

I lettori ci scrivono

Vino e Poesia

Come è buono il Vermentino
che facciamo in quel di Montia
dicon tutti che è un gran vino
ce lo invidiano anche a Fontia.
E chi non crede, sia interdetto
vada via dal mio cospetto
ed eternamente condannato
a bere vino molto annacquato.
Ma per quanti sforzi poi si faccia
non trovi alcuno cui non piaccia.
Prendi Franchino
ne ha già bevuto almeno un tino,
guarda Dero
a lui berlo non par vero,
ed Enrico, per farla breve
non vi dico quanto ne beve,
per non parlar di Piero
ne berrebbe un tino intero,
poi c'è Giuliano
per fortuna stà lontano,
anche Guido non è da meno
il suo bicchiere non è mai pieno.
Ma con tristezza ve lo dico:
il Vermentino è già finito

Amici di Vino Fai da Te

Fotografo Carrara

Enoteca Velia

Via Manzoni,1

Carrara

Tel. 347.9490891

Gusto Apuano
Cerca Vini!

La flavescenza dorata

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

La flavescenza dorata, la più grave fitoplasmosi o giallume della vite, è causata dal Candidatus Phytoplasma vitis, un procariote senza parete cellulare e quindi in grado di attraversare e colonizzare i sottili passaggi fra le cellule del  floema, il sistema di vasi che trasporta la linfa elaborata dalle foglie al resto della pianta.  In Italia la flavescenza dorata è stata segnalata per la prima volta negli anni ’70 in Oltrepò pavese, ma è stato negli anni ’90 che ha provocato gravissime epidemie in Veneto, Lombardia e Piemonte. Attualmente ci sono focolai anche in Emilia Romagna. La comparsa di questa malattia è dovuta al fatto che è stato introdotto per caso dall’America il cicadellide Scaphoideus titanus,
strettamente legato alla vite ma che raramente può visitare alcune piante spontanee come le clematidi e l’ortica, ospiti naturali del fitoplasma. In sostanza, lo Scaphoideus titanus è il vettore che ha trasportato il fitoplasma dalle piante spontanee alla vite pungendole entrambe per succhiare la linfa. La trasmissione attraverso altre modalità è irrilevante o quasi, ma non bisogna sottovalutare l’insetto perché anche partendo da una sola pianta infetta, se esso è presente, l’infezione può allargarsi molto rapidamente. 

La sintomatologia associata alla flavescenza dorata è complessa. I primi sintomi a carico dei germogli e dei grappolini appena formati possono comparire già in maggio come necrosi, ma è verso luglio che è possibile vedere le foglie accartocciate verso la pagina inferiore con i tipici ingiallimenti (nelle varietà a uva bianca) e arrossamenti (nelle varietà a uva nera) simili a quelli dei virus dell’accartocciamento fogliare ma con la sostanziale differenza che i viraggi di colore nella flavescenza interessano anche e soprattutto le nervature. Inoltre le foglie assumono consistenza cartacea a causa dell’amido non traslocato che si accumula. Parallelamente si verificano il graduale disseccamento dei grappoli e la mancata lignificazione dei tralci, che pendono verso terra e portano la pianta ad assumere aspetto prostrato. Solitamente questi sintomi compaiono nell’anno successivo a quello di infezione e in caso di infezione precoce nell’anno stesso. Possono interessare tutta la pianta o anche solo alcuni settori della stessa, perché i fitoplasmi non si diffondono in modo regolare nel floema. Alla ripresa vegetativa le piante manifestano ritardi vegetativi vistosi, e nelle forme più gravi vi può essere deperimento e morte. Il danno è maggiore quanto più è sensibile la varietà, le più esposte a danni rilevanti sono le cultivar Barbera, Sangiovese, Garganega, Pinot grigio, Chardonnay e Trebbiano veronese.
La flavescenza dorata della vite è sottoposta al decreto di lotta obbligatoria emanato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali nel 2000. Nelle zone indenni occore vigilare sull’eventuale presenza di Scaphoideus titanus ed evitare l’utilizzo di barbatelle infette: è buona norma rivolgersi a vivaisti di fiducia che forniscano materiale certificato ed eventualmente risanato tramite tecniche di termoterapia. Nelle zone “focolaio” si può tentare un’opera di eradicazione della malattia tramite estirpo delle piante infette e decisi trattamenti insetticidi contro il vettore. Nelle zone in cui la flavescenza dorata è ormai endemica e non è possibile l’estirpo di tutte le piante infette diventa fondamentale la lotta al vettore. Se questo viene debellato o molto ridotto, è possibile che la malattia regredisca grazie alle razionali potature dei tralci infetti e ai fenomeni di “recovery”, ovvero guarigione spontanea. Nel caso di singoli vigneti pesantemente colpiti la soluzione migliore è il reimpianto, con tutti i costi economici e morali che esso comporta. 
In conclusione, la flavescenza dorata è una malattia che, come ci dimostrano i casi degli altri Paesi europei, difficilmente sarà debellata, l’importante è tenerla sotto controllo e impedire l’instaurarsi di popolazioni consistenti del suo insetto vettore.



 

Fonte: www.cercavini.com



 
I NOSTRI EBOOK

VINO
FAI DA TE 


I segreti per fare
un buon vino,
anche biologico,
in una piccola cantina

PRONTO
SOCCORSO
VINO
 
 
Come
prevenire e curare
le anomalie del vino
 

SPUMANTE
FAI DA TE


I segreti per fare
un ottimo
spumante
metodo classico

Edizioni on line Compagnia della Vigna
 



Realizzato da ThanX - web marketing & seo - con Joomla! | Network: Gusto Apuano - Portale Vini - Vendita Vino - Artigiano Fai da Te