Letture

I lettori ci scrivono

Vino e Poesia

Come è buono il Vermentino
che facciamo in quel di Montia
dicon tutti che è un gran vino
ce lo invidiano anche a Fontia.
E chi non crede, sia interdetto
vada via dal mio cospetto
ed eternamente condannato
a bere vino molto annacquato.
Ma per quanti sforzi poi si faccia
non trovi alcuno cui non piaccia.
Prendi Franchino
ne ha già bevuto almeno un tino,
guarda Dero
a lui berlo non par vero,
ed Enrico, per farla breve
non vi dico quanto ne beve,
per non parlar di Piero
ne berrebbe un tino intero,
poi c'è Giuliano
per fortuna stà lontano,
anche Guido non è da meno
il suo bicchiere non è mai pieno.
Ma con tristezza ve lo dico:
il Vermentino è già finito

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L' aceto balsamico

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In commercio ci sono due tipi di aceto che usano l'appellativo balsamico.
Un tipo, comune e di produzione industriale, deriva dall'aceto cotto a cui viene aggiunto caramello e sostanze aromatiche varie.
L'altro tipo è quello tradizionale, ottenuto dal mosto d'uva cotto, senza aggiunta di sostanze aromatiche, invecchiato con lunga e lenta acetificazione.
Ed è di questo che ci occupiamo.
La lavorazione inizia con la scelta e la raccolta dell'uva e prosegue con una soffice pigiatura, quindi il mosto viene setacciato per eliminare le parti solide, filtrato e decantato.
Al massimo entro 24 ore dalla pigiatura, il mosto viene fatto bollire lentamente fino a ridurre il volume della metà (va bene anche una riduzione compresa tra il 30 e il 70%).
Il mosto cotto viene lasciato raffreddare e poi messo in damigiane di vetro per tutto l'inverno al fine di una ulteriore decantazione di fecce e mucillagini.
In primavera si filtra e si travasa in botticella di rovere dove inizia la lenta fermentazione/acetificazione. L'invecchiamento avviene in batteria di botticelle, di legni diversi e di volume decrescente, conservate in locali ben ventilati, al freddo dell'inverno (per la sedimentazione delle impurità) e al caldo dell'estate (per un aumento dell'attività batterica).
I legni usati, oltre il rovere, sono ginepro, frassino, ciliegio, castagno, gelso e il numero minimo per una batteria è di 3 botticelle, che non devono essere riempite oltre il 70%.
Dopo un anno il mosto viene travasato in una botticella più piccola e così negli anni successivi (in botticelle sempre più piccole) e il barile più capiente si reintegra con nuovo mosto cotto.
A partire dal 5° anno di invecchiamento (meglio dal 7°) si può iniziare a degustare questo antico nettare.

 



 
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