Enrico – abbonimento caratello


Domanda di Enrico:

Ho dovuto necessariamente lavare il caratello del vin santo.Ho tolto la mammola che si era un po appallata anche se profumava molto di vin santo.Ho lavato perfettamente con acqua fredda l’interno e un colpo di pulivapor con poca pressione pulito perfettamente.Poi per evitare la possibilita’ che si formino delle muffe all’interno e per non esporlo al sole eccessivo ho messo alla bocca una piccola ventola che convoglia aria dentro e sicuramente l’asciughera perfettamente.Ditemi se ho sbagliato.
Ora siamo al punto.
Mi hanno detto che per poterlo mantenere sano e pronto per riempire alla prossima vendemmia c’è
una pasticca di zolfo che si accende e poi si cala dentro legata con un filo d’acciaio e si chiude il vaso di modo che lo zolfo brucia dentro.Ma senza ossigeno come fa a bruciare? Non si spenge la pasticca? Io non voglio fare esperimenti sul mio caratello vorrei fare qualcosa di sicuro.Vi sarei grato se mi potreste spiegare passo passo il modo di procedere iternamente e il modo di conservarlo in ottime condizioni fino alla prossima vendemmia.
Scusate se sono stato lungo ma ci tengo…
Vi ringrazio cordiali saluti
ENRICO Arezzo

Risposta:

Salve Enrico.

Se il caratello era pulito e sano l’operazione di abbonimento fatta va bene,
altrimenti si dovrebbero fare, ad esempio, lavaggi con acqua e sale da
cucina al 3-4 % per diversi giorni e infine risciacquare co acqua e acido
tartarico al 2-3 %. Da quello che ho capito, non credo sia necessario un
risanamento. Non mi risulta che il recipiente venga chiuso durante la
combustione dello zolfo, perchè è l’anidride solforosa, che si forma dalla
reazione fra lo zolfo e l’ossigeno dell’aria ( S + O2 = SO2 ), che ha
caratteristiche igienizzanti, antisettiche, etc.

A seguire alcune indicazioni per la conservazione delle botti.

Dopo il lavaggio la botte va asciugata accuratamente.
Il trattamento con lo zolfo, detto solforazione, e la successiva aerazione
sono indispensabili per la buona conservazione delle botti che hanno già
contenuto vino.
I contenitori vuoti devono essere poi tenuti in ambienti sufficientemente
umidi, per impedire la dissecazione del legno, oppure bagnati esternamente
di tanto in tanto. Ma la difesa migliore si ottiene non lasciando mai vuote
le botti, che, in mancanza di vino, possono essere riempite con una
soluzione di acqua e acido solforico. Eventuali botti il cui legno sia
diventato troppo secco possono, tuttavia, essere ripristinate con un
trattamento al vapore.
Nei recipienti che hanno contenuto vino è spesso necessario anche un
trattamento di detartraggio, per eliminare le incrostazioni prodotte da
alcuni sali del vino che formano strati duri in cui possono annidarsi
microrganismi nocivi. I cerchi delle botti si possono trattare, quando
appaiano arrugginiti, con olio di lino cotto. Prima di riempire nuovamente
la botte di vino, è opportuno verificarne la tenuta riempiendola d’acqua;
nel caso perdesse, si può ovviare martellando leggermente i cerchi,
riempirla e lasciarla stagnare per qualche giorno.
Le botti vanno collocate lungo una parete, ma staccate da essa, appoggiate
a supporti che le tengano ben sollevate da terra. Il metodo più diffuso è
quello di costruire, con dei mattoni o dei piastrini di cemento, quattro
colonnine alte circa 40-50 cm su cui poggiare delle travi di legno, sulle
quali porre la botte fermata da cunei di legno. E’ importante posizionarle
perfettamente diritte in modo che non si formino al suo intero bolle d’aria.

Ciao e a risentirci.
Guido


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